È la domanda che ci viene posta più spesso da chi sta per acquistare casa: meglio il tasso fisso o il tasso variabile? Nel 2026 la risposta è più sfumata che in passato, perché il differenziale tra le due opzioni è tornato ampio — e questo cambia i calcoli di convenienza rispetto a un anno fa.
Il quadro attuale dei tassi
Con un Tan medio del 2,62% per il variabile contro il 3,37% del fisso, la differenza si traduce concretamente in centinaia di euro l’anno su un mutuo tipico da 150.000-200.000 euro. È una forbice che non si vedeva da tempo, e che merita un’analisi puntuale prima di scegliere.
I criteri che contano davvero
- Durata del mutuo. Su durate brevi (10-15 anni) l’esposizione al rischio di rialzo dei tassi è più contenuta: il variabile diventa relativamente più interessante.
- Margine di bilancio familiare. Se la rata attuale assorbe già una quota significativa del reddito disponibile, un margine di sicurezza contro eventuali rialzi è indispensabile: meglio il fisso, o un variabile con cap.
- Propensione al rischio personale. Alcune famiglie preferiscono pagare qualcosa in più per la certezza assoluta della rata; altre preferiscono ottimizzare il costo accettando una variabilità nel tempo.
- Prospettive di reddito. Chi prevede un aumento di reddito nei prossimi anni può permettersi con più tranquillità l’esposizione del variabile.
Le soluzioni intermedie
Oltre al fisso e al variabile puro, esistono formule intermedie spesso sottovalutate:
- Variabile con CAP: tetto massimo al tasso applicabile, a fronte di uno spread leggermente più alto.
- Tasso misto: possibilità di passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze prestabilite.
- Rata costante a tasso variabile: la rata resta fissa, ma cambia la durata residua del mutuo in base ai movimenti dei tassi.
Una tabella di sintesi
| Profilo | Soluzione consigliata |
|---|---|
| Giovane coppia, mutuo lungo (30 anni), poco margine | Fisso |
| Investitore con liquidità, mutuo breve (10-15 anni) | Variabile |
| Famiglia con reddito stabile, mutuo medio (20 anni) | Variabile con CAP |
| Chi prevede di vendere/rifinanziare entro 5-7 anni | Variabile |
Domande Frequenti
Posso cambiare da fisso a variabile dopo aver firmato il mutuo?
Solo tramite surroga verso un altro istituto o, se previsto dal contratto originario, tramite le opzioni di rinegoziazione interna offerte dalla propria banca.
Il differenziale attuale tra fisso e variabile durerà a lungo?
Non è possibile saperlo con certezza: dipende dall’evoluzione delle attese sui tassi BCE nei prossimi mesi, che a loro volta dipendono da inflazione e crescita economica in Eurozona.
Serve un consulente per scegliere, o basta chiedere in banca?
La banca propone tipicamente i propri prodotti; un consulente indipendente confronta le condizioni di più istituti e le allinea alla situazione specifica del cliente, spesso ottenendo condizioni migliori di quelle offerte al primo sportello.
Consulenza Gratuita
Ogni situazione è diversa. Come mediatore creditizio iscritto OAM, affianco privati e piccole imprese dell’area Milano-Monza Brianza nella valutazione della propria posizione. Il primo incontro è gratuito e senza impegno.