Dopo il ciclo di ribassi che ha caratterizzato il biennio precedente, la Banca Centrale Europea ha confermato, nella riunione del 19 marzo 2026, i tre tassi principali: tasso sui depositi al 2%, tasso di rifinanziamento principale al 2,15%, tasso sui prestiti marginali al 2,40%. Per chi ha un mutuo a tasso variabile — o sta valutando se accenderne uno — è il momento di capire cosa significa in pratica questa fase di stabilità.
Perché la BCE ha fermato i tassi
Dopo un lungo periodo di allentamento monetario, un tasso sui depositi al 2% è considerato dalla BCE prossimo al livello "neutrale" — né restrittivo né espansivo per l’economia. Fermarsi a questo livello, invece di continuare a tagliare, segnala che la banca centrale valuta l’inflazione sostanzialmente sotto controllo, ma non ancora abbastanza da giustificare ulteriori riduzioni.
L’effetto sui mutui variabili
I mutui a tasso variabile sono agganciati all’Euribor, che riflette le attese sui tassi BCE più che il tasso ufficiale in sé. In questa fase di stabilità, il Tan medio dei mutui variabili si attesta intorno al 2,62%, sensibilmente più basso rispetto al 3,37% medio dei mutui a tasso fisso — un differenziale che sta spingendo diverse famiglie a rivalutare il variabile dopo anni in cui il fisso era la scelta prevalente.
Fisso o variabile: come ragionare oggi
- Il variabile conviene a chi ha un orizzonte di rimborso medio-breve, un margine di bilancio per assorbire eventuali rialzi futuri, e vuole beneficiare subito del differenziale di tasso più basso.
- Il fisso resta preferibile a chi vuole la certezza assoluta della rata per tutta la durata del mutuo, indipendentemente dai movimenti futuri della BCE, specialmente su durate lunghe (25-30 anni).
Cosa monitorare nei prossimi mesi
La stabilità dei tassi non è garantita a lungo termine: dati su inflazione, occupazione ed energia possono spingere la BCE a muoversi in entrambe le direzioni nelle riunioni successive. Chi ha un mutuo variabile dovrebbe comunque simulare l’impatto di un eventuale rialzo di 50-100 punti base sulla propria rata, per verificare che resti sostenibile anche in uno scenario meno favorevole.
Domande Frequenti
Conviene ancora fare la surroga verso un tasso variabile?
Dipende dal mutuo di partenza: se il tasso fisso attuale è significativamente più alto del 2,62% medio del variabile, la surroga può generare un risparmio concreto, ma va valutata anche la finestra temporale residua del mutuo.
Un tasso variabile "puro" è più rischioso di un tasso variabile con cap?
Sì: il variabile con tetto massimo (cap) limita il rialzo possibile della rata a fronte di un costo iniziale leggermente più alto, ed è un buon compromesso per chi vuole beneficiare dei tassi bassi attuali senza esposizione illimitata.
Quando si riunisce di nuovo la BCE?
Le riunioni sui tassi sono programmate a cadenza regolare nel corso dell’anno; la prossima è un appuntamento chiave per capire se la fase di stabilità proseguirà o se si apriranno nuovi movimenti.
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